Il Carcinoma lobulare invasivo-domande frequenti

Domande frequenti sul carcinoma lobulare invasivo

 

Le presenti domande frequenti hanno uno scopo puramente informativo e divulgativo e si propongono di aiutare pazienti
e assistenti a conoscere il carcinoma lobulare della mammella. Si precisa che le risposte fornite in questo documento
riflettono l’opinione prevalente negli Stati Uniti. Le informazioni non intendono sostituire i consigli e le informazioni che le
pazienti ricevono dai propri medici. Sono necessari ulteriori studi clinici e ricerche per migliorare gli esiti dei trattamenti
sistemici, quali trattamento endocrino, chemioterapia, immunoterapie, diagnostica per immagini e trattamenti mirati,
nonché delle potenziali future terapie mirate o dell’immunoterapia che potrebbero portare a esiti migliori a lungo
termine per le pazienti con carcinoma lobulare invasivo (invasive lobular carcinoma, ILC) .

DOMANDE FREQUENTI DI TIPO GENERALE SULL’ILC

1. Cosa si intende per carcinoma lobulare invasivo (o infiltrante) e perché è una forma peculiare?
L’ILC è il secondo sottotipo istologico più comune di cancro della mammella dopo il cancro invasivo del dotto mammario
(invasive ductal cancer, IDC), noto anche come cancro invasivo del dotto mammario non di tipo speciale (no special type,
NST). Di sovente, l’ILC si presenta come neoplasia proliferativa di basso grado a decorso indolente. In altri termini, le
cellule tumorali assomigliano maggiormente a quelle normali, pertanto il carcinoma tende a crescere e a diffondersi con
lentezza. Al pari della gran parte delle neoplasie a carico della mammella, l’ILC tende a essere positivo al recettore degli
estrogeni (estrogen receptor, ER), positivo al recettore del progesterone (progesterone receptor, PR) e negativo al
recettore di tipo 2 del fattore di crescita dell’epidermide umano (human epidermal growth factor receptor 2, HER2).
Talvolta, l’ILC può essere di tipo triplo negativo (mancanza di espressione di ER, PR e HER2) o positivo all’HER2 (HER2+),
tuttavia, tale casistica è rara. Alla luce di ciò, è evidente che il comportamento clinico e le caratteristiche molecolari
dell’ILC siano distinti rispetto a quelli dell’IDC1, 2, 3
. Una delle caratteristiche importanti dell’ILC è la perdita della capacità
delle cellule tumorali di aderire alle altre cellule, denominata “adesione cellula-cellula”. La mancanza di adesione
cellulare implica che l’ILC non formi una massa come fanno altri tipi di cancro della mammella, ad esempio l’IDC NST.
Piuttosto, tale neoplasia prolifera in quella che viene definita una modalità di “infiltrazione diffusa” o, in maniera più
esplicita, sotto forma di linee cellulari separate. L’incapacità di adesione cellulare dell’ILC è riconducibile alla perdita di
una proteina funzionante chiamata E-caderina4, 5
. Tale perdita è spesso dovuta a una mutazione inattivante nel gene
CDH1. La modalità di proliferazione delle neoplasie di tipo ILC può renderle più difficili da percepire alla palpazione, da
rilevare negli esami di diagnostica per immagine e, dunque, da diagnosticare1, 3, 6
. Di conseguenza, quando diagnosticata,
la neoplasia potrebbe essere più grande e/o in stadio più avanzato. Inoltre, ci sono altre caratteristiche molecolari che
sono più prevalenti o meno frequenti nell’ILC rispetto all’IDC 7, 8

2. Quanto è comune l’ILC?

L’ILC è il secondo tipo istologico più comune di cancro della mammella diagnosticato, rappresentando circa il 10-15% di
tutte le neoplasie di tale tipo 9. Ogni anno vengono diagnosticati circa 43.000 nuovi casi di ILC10. L’ILC colpisce in misura
le donne rispetto ad altri tipi di neoplasia a carico del rene, del cervello, del pancreas, del fegato o delle ovaie11. Dal
2004, l’incidenza di tutti i tipi di cancro della mammella è aumentata, ogni anno, dello 0,5%12
.

3. Quali sono i diversi sottotipi di ILC?

L’ILC classico è il sottotipo più comune di carcinoma lobulare della mammella, ma ne esistono altri sottotipi, come l’ILC
pleomorfo che rappresenta una percentuale di ILC inferiore al 5%13 e che, di sovente, è associato un indice di
proliferazione aumentato (Ki67) e a un grado più elevato. In altri termini, il cancro cresce più rapidamente e in modo
aggressivo rispetto all’ILC classico. L’ILC pleomorfo mostra anche una minore positività del recettore ormonale e una
maggiore sovraespressione (positività) di HER2 rispetto all’ILC classico. Fra gli altri sottotipi meno comuni di ILC si
annoverano la variante tubulo-lobulare, quello solida e quella alveolare, le quali hanno caratteristiche cellulari e
microscopiche differenti2
.
4. In che modo l’ILC si distingue dal più comune cancro invasivo del dotto mammario NST?

L’IDC NST è il tipo più comune di cancro della mammella. Le sue cellule hanno un aspetto, un’attività tumorale e una
biologia o comportamento diversi rispetto all’ILC. Difatti, a differenza di quest’ultimo, la maggior parte dei tipi di IDC NST
esprime E-caderina e tende a formare un nodulo nel seno. Alcune pazienti con ILC metastatico possono presentare una
maggiore probabilità che le metastasi raggiungano organi che costituiscono siti meno comuni rispetto ai siti in cui
metastatizza l’IDC NST, quale il tratto gastrointestinale14. Le pazienti con ILC tendono ad avere un’età più avanzata
nonché a presentare una neoplasia di volume maggiore e in stadio più avanzato alla diagnosi e un numero maggiore di
linfonodi positivi. La peculiarità delle caratteristiche dell’ILC pongono degli ostacoli alla diagnosi iniziale, agli esami di
diagnostica per immagini volti alla stadiazione e all’arruolamento nell’ambito delle sperimentazioni cliniche.
5. In che modo l’ILC si differenzia dall’IDC NST in termini di sopravvivenza a lungo termine?
Sebbene l’ILC primario possa essere di grado e livello di proliferazione inferiore rispetto all’IDC NST, può parimenti
ripresentarsi dopo il trattamento iniziale. Studi recenti suggeriscono una maggiore tendenza alla recidiva tardiva dopo
cinque anni nelle pazienti con ILC rispetto a quelle con IDC NST. Sebbene in alcuni studi sia stato dimostrato che alcune
pazienti con ILC possono avere un tasso di sopravvivenza leggermente peggiore rispetto alle pazienti con IDC NST, non vi
sono ancora studi che abbiano indicato nello specifico a quali sottopopolazioni di pazienti con ILC si applica tale
constatazione15, 16
.
6. Quali sono le caratteristiche fisiche dell’ILC?

Le manifestazioni dell’ILC a carico del seno possono variare da asintomatiche alla presenza di variazioni visibili nel
tessuto mammario. All’autopalpazione, l’ILC può talvolta far percepire la sensazione di turgore o di presenza di una
massa. L’autopalpazione regolare viene incoraggiata modo da poter percepire o notare variazioni o differenze. La
percezione di nuovo turgore o il rilevamento di una massa necessita di ulteriore valutazione. Talvolta, il cancro ella
mammella, incluso l’ILC, può generare un raggrinzimento visibile a occhio nudo o una trazione della pelle, un
appiattimento o un’inversione del capezzolo, un indurimento della pelle inspiegabile o una fossetta visiva o un incavo
nel seno. Una mammella potrebbe apparire più grande o avere una forma diversa rispetto all’altra. A volte, al consulto,
le pazienti possono presentarsi con una mammella rimpicciolita in quanto il carcinoma tirerà il tessuto circostante. Il
dolore al seno è un sintomo meno comune. L’ILC potrebbe non essere affatto rilevabile all’autopalpazione, anche
quando è grande in termini di volume3, 17. I linfonodi ingrossati potrebbero anche non essere percepiti nell’ascella. In
caso di riscontri sospetti, è opportuno segnalarli immediatamente al proprio medico.
7. Vi sono fattori di rischio genetici (ereditari) per l’ILC?
Se le mutazioni in alcuni geni possono aumentare il rischio di sviluppare il cancro della mammella, specifiche mutazioni
ereditarie a carico del gene CDH1 possono essere causa di rischio per l’intero arco della vita di sviluppare sia l’ILC sia il
cancro gastrico diffuso ereditario (hereditary diffuse gastric cancer, HDGC). La gran parte delle pazienti con l’ILC non
presenta questa mutazione che, difatti, è rara18. Il più delle volte, per le pazienti potrebbero essere richiesti, alla
diagnosi, test genetici se vi è un’anamnesi personale o familiare di cancro della mammella19, 20, un’età inferiore a 50 anni
e a seconda della storia familiare personale e dell’appartenenza etnica21 . Le pazienti con carcinoma lobulare della
mammella a carico di entrambe le mammelle e di età inferiore ai 50 anni o a carico di una sola mammella e con una
storia familiare di tale neoplasia e diagnosi prima dei 45 anni, potrebbero essere sottoposte, nello specifico, a test per
mutazione del gene CDH122. Anche le mutazioni a carico di altri geni, inclusi BRCA1, BRCA2, CHEK2 e PALB2, aumentano
il rischio di cancro della mammella23
.

8. Cosa si intende per iperplasia lobulare atipica (ALH) e per carcinoma lobulare in situ (LCIS)?

Sebbene l’iperplasia lobulare atipica (atypical lobular hyperplasia, ALH) e il carcinoma lobulare in situ (lobular carcinoma
in-situ, LCIS) non siano considerati forme di neoplasia, entrambe le lesioni sono costituite da cellule anomale che
condividono le caratteristiche delle cellule tumorali riscontrate nell’ILC. Se con il termine iperplasia si intende una
crescita eccessiva di cellule, con l’aggettivo “atipica” si intende che le cellule sembrano anomale. In entrambe le
suddette lesioni, le cellule anomale crescono all’interno dei lobuli (ghiandole mammarie) o dei dotti mammari, ma non
hanno ancora iniziato a crescere attraverso o all’esterno della parete dei lobuli o dei dotti. La diagnosi di queste lesioni
nella mammella è associata a un aumentato rischio di sviluppare il cancro della mammella a carico di entrambi i seni. Le
suddette lesioni sono altresì considerate “precorritrici non obbligate del carcinoma mammario invasivo”, ovverosia le
pazienti con ALH o LCIS potrebbero non sviluppare mai il cancro. Questi risultati patologici sono dunque interpretati
come marcatori di un aumento del rischio di cancro della mammella24
.
9. Quali sono i diversi sottotipi di LCIS e quali sono le sue varianti?
La diagnosi di LCIS indica che la paziente è a maggior rischio e può sviluppare il cancro della mammella a carico di
entrambi i seni (non necessariamente di tipo ILC). Attualmente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) classifica
tre varianti di LCIS: classico (classic lobular carcinoma in-situ, CLCIS), florido (florid lobular carcinoma in-situ, FLCIS) e
pleomorfo (pleomorphic lobular carcinoma in-situ, PLCIS). Queste varianti non invasive condividono alcune
caratteristiche molecolari con quelle invasive aventi lo stesso nome, suggerendo un’origine cellulare simile. In molti
presidi, le pazienti con LCIS classico non vengono sottoposte a escissione (intervento chirurgico) in ragione dei bassi tassi
di sovrastadiazione (“upstage”), ossia bassi casi di mutazione in invasivo. Le varianti pleomorfiche e floride del LCIS sono
ritenute lesioni geneticamente e biologicamente più avanzate rispetto al LCIS classico. I tipi CLCIS, FLCIS e PLCIS
diagnosticati con agobiopsia sono talvolta trattati mediante escissione chirurgica. A seguito della suddetta procedura, la
diagnosi finale potrebbe essere aggiornata a cancro invasivo in non meno del 40% di campioni bioptici25
.
DOMANDE SPECIFICHE SUL CARCINOMA LOBULARE DELLA MAMMELLA
1. Cosa significa “sottotipo istologico”?
Il termine “istologia” si riferisce a ciò che viene osservato quando le cellule vengono esaminate al microscopio. I sottotipi
istologici sono i gruppi più piccoli in cui una neoplasia, come l’ILC, è suddivisibile in base a determinate caratteristiche
osservate al microscopio.

2. Quali sono i recettori ritenuti importanti nel cancro della mammella?
I recettori sono proteine presenti sulla superficie o all’interno delle cellula. I recettori si legano a proteine molto
specifiche (i ligandi). Fra gli esempi di recettori ritenuti importanti nel cancro della mammella si annoverano i recettori
degli estrogeni e del progesterone (ER e PR) o il recettore di tipo 2 del fattore di crescita dell’epidermide umano (HER2).
Quando i ligandi si legano ai recettori, avvengono attività cellulari specifiche, ad esempio la stimolazione della
proliferazione o della migrazione cellulare. Se le cellule tumorali sono “positive” a un recettore, significa che lo
esprimono molto. Questo aspetto è rilevante nel cancro della mammella poiché se una neoplasia è HER2+ o ER+
(“positiva”), molto probabilmente le cellule tumorali risponderanno (verranno uccise) rispettivamente alla terapia antiHER2 o anti-ER. Di contro, se la neoplasia è “negativa” ai suddetti recettori, non risponderà alle terapie mirate. La
neoplasia negativa ai recettori ormonali (ER e PR) e negativa a HER2 è considerata un carcinoma mammario triplo
negativo (triple-negative breast cancer, TNBC). La positività al recettore degli androgeni (androgen receptor, AR)26, 27 e la
bassa positività a HER228 sono diventate aree di studio per il trattamento mirato dei tumori al seno.

3. Cosa si intende per esame immunoistochimico?
L’esame immunoistochimico si configura come una tecnica diagnostica che prevede uno specifico processo di
colorazione eseguito su tessuto di cancro della mammella asportato in sede di biopsia o di intervento chirurgico.
L’esame immunoistochimico viene eseguito dai reparti di patologia nell’ambito della diagnosi di cancro della mammella
e viene impiegato per scoprire se le cellule tumorali esprimono il recettore degli estrogeni (ER), il recettore del
progesterone (PR) e il recettore di tipo 2 del fattore di crescita dell’epidermide umano (HER2). Inoltre, ricorrendo
all’espressione o all’assenza della proteina E-caderina, il suddetto esame permette di precisare se il cancro della
mammella interessa il dotto mammario o è di tipo lobulare. In ultimo, impiegando marcatori come la proteina Ki67 o
MIB1, l’esame immunoistochimico può essere utile per stabilire la velocità di proliferazione tumorale.

4. Cosa si intende per antigene Ki-67?
L’antigene Ki-67 è una proteina la cui concentrazione aumenta man mano che le cellule si preparano a proliferare
(dividersi). Il processo di colorazione è in grado di misurare la percentuale di cellule tumorali positive all’antigene Ki-67.
Maggiore è il numero di cellule positive, più rapide saranno la loro divisione e la formazione di nuove cellule. La presenza
dell’antigene Ki-67 può essere impiegata come segno della velocità di crescita del cancro. La quantificazione dei livelli di
Ki-67 non rientra negli esami di routine ma, in alcuni casi, può essere di supporto a guidare le decisioni terapeutiche
dell’équipe medica.

5. La densità mammaria è causa di ILC?
La densità mammaria riflette la quantità di tessuto fibroghiandolare rispetto alla quantità di tessuto adiposo presente
nel seno. Le donne con tessuto mammario denso hanno un rischio doppio di sviluppare qualsiasi tipo di cancro della
mammella. Non vi sono dati che attestino che la densità aumenti il rischio di specifici tipi di cancro della mammella, ad
esempio, quello lobulare. Nei referti di mammografia, la densità tissutale è classificata in base ai livelli BI-RADS da 1 a 4.
Al livello quattro corrisponde un tessuto “estremamente denso”. Alle donne che presentano un livello di densità
mammaria da moderato (categoria 3) a estremamente denso (categoria 4) potrebbe essere proposto di sottoporsi a
metodi di screening supplementari, in quanto l’ILC è difficile da rilevare in caso di seno denso29
.
6. Vi è un nesso tra l’uso di terapia ormonale sostitutiva e lo sviluppo di LCIS o ILC?
L’uso in post-menopausa della terapia ormonale sostitutiva (TOS) sia con progesterone sia con estrogeni è stato
associato ad un aumentato rischio di cancro della mammella. Sebbene non siano stati condotti ampi studi volti a
stabilire se l’utilizzo della TOS aumenti il rischio di carcinoma mammario lobulare, in uno studio di confronto tra non
utilizzatrici di TOS e utilizzatrici di terapia ormonale sostitutiva combinata di estrogeni e progestinici (TOS combinata), è
emerso che chi aveva impiegato la TOS per almeno sei mesi presentava un rischio elevato di carcinoma lobulare della
mammella30
.
DOMANDE FREQUENTI SUGLI ESAMI DI DIAGNOSTICA PER IMMAGINI PER LA NEOPLASIA DI TIPO LOBULARE
1. Qual è la differenza tra uno screening di routine e una mammografia diagnostica?
Le mammografie di screening vengono eseguite su donne che non presentano segni o sintomi di cancro della mammella
e a cui non è stata diagnosticata tale neoplasia negli ultimi tre anni. Lo screening del cancro alla mammella nella
popolazione generale ha lo scopo di rilevare tale neoplasia non sospetta allo stadio iniziale. Le mammografie
diagnostiche vengono in genere eseguite su donne con anamnesi recente di cancro della mammella, sintomi o reperti
anomali all’esame obiettivo o che sono considerate a rischio più elevato di tale neoplasia alle visite di controllo se
vengono identificate anomalie in sede di mammografia di screening.
2. Perché l’ILC è più difficile da rilevare alla mammografia?
Dal momento che, in genere, si sviluppa secondo una conformazione lineare che interessa l’intero seno, senza alterare le
strutture circostanti o provocare la formazione di noduli, l’ILC risulta più difficile da rilevare rispetto all’IDC NST in sede
mammografica ed ecografica. In alcuni studi sull’ILC, è emerso che la densità del tessuto mammario riduce
ulteriormente la sensibilità delle mammografie fino all’11%.

.
3. Sono disponibili strumenti di diagnostica per immagini alternativi alla mammografia?
Per la diagnostica per immagini supplementare nelle donne con seno denso o in quelle a maggior rischio d,i cancro della
mammella, è possibile ricorrere all’ecografia. Nelle donne i cui esami mammografici hanno restituito esiti normali,
l’ecografia è stata in grado di rilevare ulteriori 3,5 tumori ogni 1000 donne sottoposte a screening.
5
La risonanza magnetica (RM) è raccomandata per le donne con un rischio di sviluppare cancro della mammella nel corso
della vita superiore al 20%, quali coloro che presentano mutazioni a carico dei geni BRCA1 e BRCA2, un’importante
anamnesi familiare di tale neoplasia, un’anamnesi personale di cancro della mammella in giovane età e nelle
sopravvissute allo stesso con seno denso. La RM vanta la più alta sensibilità rispetto a tutte le modalità di diagnostica
per immagini di rilevare il cancro della mammella32. La RM può altresì rivelarsi utile per la stadiazione preoperatoria di
alcune neoplasie a carico del seno. In un recente studio in cui la RM veniva utilizzata prima dell’intervento chirurgico per
carcinoma lobulare della mammella, il 21,5% delle pazienti interessate ha cambiato piano chirurgico, ovverosia si è
assistito al passaggio dalla chirurgia conservativa del seno a un’altra operazione dopo aver ottenuto i risultati della
suddetta procedura diagnostica. La correlazione patologica chirurgica finale si è rivelata migliore con la RM rispetto
all’ecografia o alla mammografia. Dal momento che la RM è in grado di identificare aree multifocali del tumore non
riscontrate dalla mammografia, questa informazione può essere utile nella scelta dell’entità dell’intervento chirurgico33,
34
.
La mammografia spettrale con mezzo di contrasto (contrast enhanced spectral mammography, CESM) è un tipo
speciale di mammografia che si avvale del mezzo di contrasto per favorire il rilevamento delle dimensioni e
dell’estensione dei tumori della mammella. In diversi piccoli studi, è stata dimostrata la superiorità della CESM rispetto
alle mammografie 2D e alla RM in termini di sensibilità e risultati falsi positivi. Inoltre, tale metodica può essere
particolarmente utile per lo screening nelle donne con anamnesi di cancro della mammella e con seno denso o nelle
donne a rischio intermedio di sviluppare tale neoplasia35, 36. Sono in corso studi per replicare e convalidare questi
risultati. Di conseguenza, la CESM non è disponibile su larga scala e non fa parte dello standard terapeutico.
L’imaging molecolare del seno (molecular breast imaging, MBI) è un’altra tecnica in cui è previsto l’impiego di traccianti
radioattivi per evidenziare il tessuto anomalo che li assorbe. In termini di tassi di rilevamento, tale tecnica è quasi
paragonabile alla RM e particolarmente utile nelle pazienti con tessuto mammario denso37 . Ciononostante,
l’acquisizione delle immagini di ciascuna mammella richiede 10 minuti e, a differenza di altre modalità di diagnostica per
immagini del seno, il radiotracciante espone l’intero organismo alle radiazioni. Sebbene la tecnica di MBI possa essere
particolarmente utile nelle donne con tessuto mammario denso e di ausilio quando la RM non è disponibile o possibile,
non vi è, al momento, consenso clinico sulle indicazioni per l’uso e questo tipo di esame di diagnostica per immagini non
fa parte dello standard terapeutico38 . Pochi centri impiegano la tecnica di MBI se è disponibile la RM.
4. Quale esame di diagnostica per immagini è raccomandato dopo la conclusione del trattamento antitumorale
nell’ILC allo stadio iniziale (1-3)?
Dopo la conclusione del trattamento antitumorale, si raccomanda in genere di eseguire la mammografia a cadenza
annuale, in quanto è stato dimostrato che in questa popolazione migliora significativamente la sopravvivenza nel cancro
della mammella39. Nei casi in cui la mammografia non è riuscita a rilevare l’ILC, possono essere raccomandati esami di
diagnostica per immagini supplementari, quali l’ecografia e la RM. Dal momento che le singole circostanze sono diverse,
la decisione finale sarà presa di concerto tra la paziente e l’équipe medica.
DOMANDE FREQUENTI SUI TRATTAMENTI PER LA NEOPLASIA DI TIPO LOBULARE
1. Qual è l’attuale standard terapeutico per il trattamento del carcinoma lobulare della mammella primario (tumore
della mammella)?
Il piano di trattamento dell’ILC per ogni soggetto dipende da svariati fattori, tra cui si annoverano le dimensioni e lo
stadio del cancro, i fattori genetici, l’interessamento dei linfonodi, la salute generale e le preferenze della paziente
stessa. Attualmente, non esistono linee guida di trattamento specifiche per l’ILC. Lo standard terapeutico per il
trattamento in fase iniziale dell’ILC positivo ai recettori ormonali è il medesimo impiegato per l’IDC NST positivo ai
recettori ormonali. Il trattamento raccomandato includerà probabilmente l’intervento chirurgico (lumpectomia o
mastectomia), la radioterapia e le terapie sistemiche (quale la chemioterapia o la terapia ormonale).

• Intervento chirurgico
La pianificazione chirurgica tiene conto del modo migliore per asportare l’intera tumore (ovverosia, ottenere
“margini netti” attorno al tessuto asportato). Nei casi in cui le dimensioni del tumore sono talmente cospicue da
non permettere di lasciare sufficienti margini liberi dal cancro o sufficiente tessuto mammario normale, potrebbe
essere raccomandato l’espletamento della mastectomia.3 Anche la lumpectomia oncoplastica, una tecnica speciale
che prevede l’asportazione del tessuto, è stata studiata come alternativa per eliminare in modo più efficace i
margini nell’ILC.40 L’iniziale terapia conservativa del seno può richiedere un ulteriore intervento chirurgico se i
margini sono positivi in termini di ulteriore asportazione del tessuto tumorale. Tale assunto è particolarmente vero
per il carcinoma lobulare, il quale il più delle volte si presenta sotto forma di malattia diffusa e con lesioni
multifocali (diverse aree di interessamento tumorale all’interno della mammella) che potrebbero essere difficili da
rilevare mediante gli esami di diagnostica per immagini preoperatori e durante l’intervento chirurgico41. I dati a
lungo termine suggeriscono che la scelta dell’intervento chirurgico (la lumpectomia rispetto alla mastectomia) non
influisce sulla sopravvivenza a lungo termine42, 43
.
La terapia neoadiuvante (trattamento medico sistemico precedente all’intervento chirurgico) seguita dalla
lumpectomia può rappresentare un’alternativa per ridurre le dimensioni del tumore, agevolare l’asportazione
chirurgica e valutare la risposta del tumore alla terapia prima di quest’ultima nonché guidare le scelte di
trattamento dopo la procedura.
Le opzioni chirurgiche post-mastectomia includono la sutura estetica piatta (ossia senza ricostruzione), l’utilizzo di
protesi mammarie o l’espletamento di interventi chirurgici con lembo in cui è previsto l’impiego del tessuto adiposo
o muscolare della paziente per creare nuove mammelle. Alle pazienti viene solitamente indicato di rivolgersi al
reparto di chirurgia plastica per disquisire sulle opzioni post-mastectomia.

• Radioterapia
La radioterapia impiega raggi ad alta energia per uccidere il materiale genetico presente nelle cellule tumorali. Il
piano di trattamento della singola paziente potrebbe includere le radiazioni a seconda della procedura
(lumpectomia o mastectomia), della sede anatomica del cancro e di altri fattori.
La radioterapia a fasci esterni (external beam radiation therapy, EBRT) concentra le radiazioni su un’area specifica
del corpo, quali il seno, l’area sopraclavicolare (parete toracica) e l’ascella, a seguito di rimozione o identificazione di
linfonodi positivi. Questo tipo di trattamento è in grado di distruggere qualsiasi area microscopica residua del
cancro allo scopo di prevenire la recidiva a livello locale.
L’irradiazione parziale della mammella (partial breast irradiation, PBI)44 e la radioterapia intraoperatoria45 sono
state studiate come trattamenti alternativi all’ERBT ma non è stato dimostrato in modo definitivo che siano
altrettanto efficaci per l’uso di routine nell’ILC.
• Terapie mediche
Il motivo principale per cui il trattamento medico, conosciuto anche con il nome di terapia sistemica, viene
prescritto a seguito dell’asportazione tumorale è prevenire la recidiva del cancro, sia a carico del seno sia di altre
aree del corpo. Sono disponibili numerose diverse categorie di trattamenti medici tra cui la terapia endocrina, la
chemioterapia, l’immunoterapia e altre terapie mirate.

• Terapie endocrine (antiormonali)
Dal momento che molti carcinomi lobulari sono positivi al recettore degli estrogeni (ER), le terapie endocrine sono
un caposaldo nel trattamento di questo tipo di neoplasia. Gli inibitori dell’aromatasi (IA) sono spesso prescritti alle
donne in postmenopausa e il tamoxifene alle donne in premenopausa. Alcune donne in premenopausa
assumeranno il tamoxifene o un IA in combinazione con la soppressione ovarica, in particolare quelle pazienti ad
alto rischio di recidiva del cancro. In un ampio studio retrospettivo di confronto tra il letrozolo e il tamoxifene, è
stata dimostrata la superiorità del letrozolo per le pazienti con diagnosi di carcinoma lobulare rispetto a quello a
carico del dotto mammario. Tuttavia, tale constatazione necessita di ulteriore convalida 46. Una sperimentazione
clinica in corso sta studiando l’eventuale superiorità di una specifica terapia endocrina nelle donne con ILC in
postmenopausa.
La durata standard della terapia endocrina è di cinque anni sebbene la determinazione della sua durata ottimale sia
un’area di ricerca attiva. Il Breast Cancer Index insieme ad altri fattori (dimensione del tumore, grado e
interessamento linfonodale) può contribuire a guidare le decisioni di estensione della terapia endocrina oltre i
cinque anni47, 48
.
• Chemioterapia
La decisione di ricorrere alla chemioterapia è determinata da molteplici fattori, tra cui caratteristiche cliniche e
patologiche, quali dimensioni del tumore, positività o negatività dei linfonodi, grado del tumore, marcatori tumorali
e test prognostici molecolari (quale Mammaprint o Oncotype DX). I test prognostici possono essere di ausilio nel
determinare se un particolare tipo di cancro trarrà beneficio dalla chemioterapia. Ciononostante, l’utilità di questi
test, in particolare per l’ILC, è emersa solo di recente49 .Uno studio ha riferito una risposta patologica completa
inferiore nell’ILC rispetto all’IDC se la chemioterapia viene somministrata alle pazienti prima del trattamento
chirurgico (chemioterapia neoadiuvante).50 Studi retrospettivi hanno mostrato alcune differenze nella risposta alle
terapie sistemiche tra l’ILC e l’IDC.51 Analogamente alle pazienti con IDC, quelle con ILC che presentano specifici
fattori di rischio elevato, quali il sottotipo triplo negativo o i tumori di alto grado tendono ad avere una risposta
migliore alla chemioterapia.52

2. Cosa si intende per terapie mirate?
La terapia endocrina è la terapia mirata impiegata con maggiore frequenza. Insieme alla terapia endocrina, possono
essere utilizzate ulteriori terapie mirate. Invece, si ricorre a quelle di altro tipo quando la terapia endocrina non è
appropriata. Alcune terapie mirate sono utilizzate solo per il cancro della mammella in stadio IV o metastatico, mentre
altre possono essere utilizzate per le neoplasie in stadio precedente.
Gli inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti 4/6 (CDK4/6) sono terapie mirate per uso orale che bloccando la chinasi
ciclina-dipendente, una proteina, impediscono alle cellule tumorali di continuare a dividersi e di produrre nuove copie.
Questi inibitori possono essere utilizzati in combinazione con la terapia endocrina per il trattamento del cancro della
mammella avanzato o metastatico ed ER positivo o HER2 negativo. È disponibile un solo inibitore delle CDK4/6
approvato per l’uso in alcuni casi specifici di cancro della mammella in stadio iniziale. Ad alcuni pazienti con un profilo ad
alto rischio definito potrebbe essere consigliata l’assunzione di questa terapia53
.
Le immunoterapie (compresi gli inibitori dei checkpoint immunitari e altri tipi di terapie immunitarie) sono farmaci che
influenzano la capacità delle cellule tumorali di eludere il sistema immunitario. Un farmaco comunemente impiegato per
il carcinoma mammario triplo negativo in stadio iniziale è stato approvato per l’uso anche per lo stadio metastatico.
Sono in corso ricerche attive volte a stabilire se vi sia un ruolo per l’uso dell’immunoterapia nel trattamento del cancro
della mammella ER positivo e HER2 positivo.
Gli inibitori della poli-(ADP-ribosio) polimerasi (PARP) sono farmaci per uso orale specificamente impiegati in pazienti
con cancro della mammella HER2 negativo con mutazioni a carico del gene BRCA1 o BRCA2.
54 Le proteine PARP sono
coinvolte nella riparazione del DNA e funzionano in modo anomalo in presenza di mutazioni dei geni BRCA. Attualmente,
sono disponibili due inibitori della PARP comunemente utilizzati per il trattamento del cancro della mammella
metastatico. Uno di questi è anche approvato nell’ambito del trattamento per il cancro della mammella in stadio iniziale
ad alto rischio nelle pazienti con mutazioni a carico dei geni BRCA55
.

Gli anticorpi monoclonali e i farmaci anticorpo coniugati (antibody drug conjugate, ADC) sono utilizzati per il
trattamento del cancro della mammella HER2 positivo in modo da agire sulla proteina HER2. Attualmente, uno dei
farmaci anticorpali è approvato anche per il trattamento del cancro della mammella metastatico a bassa espressione di
HER2

.
Gli inibitori di PIK3CA bloccano una via di segnalazione principale nel cancro della mammella. Al momento, l’unico
inibitore di PIK3CA approvato è alpelisib, indicato per le pazienti con cancro della mammella metastatico ER positivo che
presentano mutazioni del gene PIK3CA.
Per ulteriori informazioni sulle terapie mirate, si invita a visitare il sito web disponibile all’indirizzo
https://www.cancer.gov/about-cancer/treatment/types/targeted-therapies.
3. Ci sono misure che le pazienti con ILC possono adottare per ridurre il rischio di recidiva?
L’ILC è molto spesso una malattia sensibile agli estrogeni. Le pazienti con ILC ER+ devono consultare l’équipe medica di
riferimento prima di assumere farmaci o integratori, soggetti a prescrizione o omeopatici, che contengono o imitano gli
estrogeni (comprese le terapie ormonali sostitutive finalizzate ad alleviare i sintomi della menopausa), integratori o altri
prodotti che contengono o imitano gli estrogeni.57 Le raccomandazioni generali sulla conduzione di uno stile di vita sano
per la prevenzione delle recidive di cancro della mammella si applicano anche alle pazienti con ILC. Fra di esse si
annoverano seguire un’alimentazione sana, evitare l’aumento di peso (gli estrogeni sono prodotti nel tessuto adiposo),
praticare attività fisica, evitare il consumo di alcol e ridurre lo stress. Il praticare l’attività fisica, in particolare, ha
dimostrato di avere un effetto positivo sulla sopravvivenza a lungo termine e sulla mortalità specifica relativa al cancro
della mamella58
.
4. L’ILC può essere trattato efficacemente ricorrendo solo a trattamenti medici complementari o alternativi?
No, i trattamenti medici complementari e alternativi (MCA) per il cancro della mammella includono le terapie mentecorpo, quali la meditazione e il biofeedback; le pratiche a base biologica, quali l’assunzione di vitamine e integratori a
base di erbe nonché cambiamenti alimentari; le pratiche manipolative come i massaggi e i trattamenti chiropratici
nonché altri sistemi di guarigione, tra cui la medicina ayurvedica, quella cinese, naturopatica e omeopatica. Sebbene
alcune terapie MCA siano generalmente sicure e siano potenzialmente in grado di alleviare i fastidi del trattamento
antitumorale, altre potrebbero rivelarsi dannose, in particolare se impiegate come sostitutive dei trattamenti medici
standard.59 Diversi studi hanno dimostrato che le donne che si affidano esclusivamente alla terapia MCA per il
trattamento del cancro della mammella hanno esiti peggiori60, 61, 62, 63, 64
.
Domande frequenti sul carcinoma lobulare della mammella metastatico
1. Cosa si intende per carcinoma lobulare della mammella metastatico?
Con l’espressione “carcinoma lobulare della mammella metastatico” si intende una forma di neoplasia che si è diffusa
oltre il seno e i linfonodi locali ed è considerata in stadio IV o metastatico. Il cancro della mammella metastatica è
trattabile ma non è considerato curabile. Grazie alle terapie mirate e alla chemioterapia, le pazienti con carcinoma
lobulare della mammella metastatico, spesso, possono vivere per molti anni. Ad alcuni pazienti il cancro viene
inizialmente diagnosticato già in stadio IV (ILC metastatico di prima comparsa), mentre per altre può ripresentarsi dopo
anni in sedi distanti o a carico di altri organi (ILC metastatico a recidiva a distanza). Sebbene nel caso in cui la patologia
originaria di tumore della mammella fosse l’ILC, anche le forme di neoplasia riscontrate in siti distanti dalla mammella
saranno di solito ILC, le metastasi potrebbero talvolta essere eterogenee (tumori diversi con possibili caratteristiche
specifiche) o ripresentarsi sotto forma di ILC con uno stato recettoriale diverso, quali HER2+ o caratteristiche di tipo
triplo negativo65
.

2. Il carcinoma lobulare della mammella può ripresentarsi o diffondersi?
Al pari del cancro del dotto mammario o del cancro della mammella NST, il carcinoma lobulare della mammella può
ripresentarsi in qualsiasi momento dopo la diagnosi iniziale. Tale neoplasia può anche essere rilevata o diagnosticata per
la prima volta già in stadio IV (malattia di prima comparsa) e presentarsi dapprima in siti diversi dalla mammella (ad es.,
ossa, fegato e polmoni) anche quando non è stata ancora rilevata a carico di tale sede anatomica. Alcuni studi
dimostrano che l’ILC spesso manifesta una recidiva più tardi rispetto all’IDC. Nel dettaglio, oltre 10 anni dopo la diagnosi
iniziale di cancro16
.

3. Dove può diffondersi l’ILC quando metastatizza?
Analogamente al tipo IDC, l’ILC può metastatizzare ai linfonodi, alle ossa, ai polmoni, al fegato e al cervello. Inoltre, l’ILC
può altresì diffondersi in sedi anatomiche peculiari, quali il tratto gastrointestinale (stomaco, intestino tenue e colon), gli
organi genitali (ovaie e utero), il peritoneo (il rivestimento delle pareti addominali) e, in casi più rari, le leptomeningi (il
rivestimento del cervello e del midollo spinale) 66 e i tessuti orbitali (ossia la regione attorno all’occhio)67. Il sito più
comune di metastasi dell’ILC sono le ossa. Le metastasi polmonari ed epatiche sono meno comuni nell’ILC rispetto
all’IDC NST68, 69
. Altri sedi insolite sono indicate nel sito web della Lobular Breast Cancer Alliance (LBCA).

4. Quali sono alcuni dei potenziali sintomi di ILC metastatico che dovrebbero essere segnalati al medico?
Fra i potenziali sintomi di cancro della mammella metastatico da segnalare si annoverano dolore osseo, dolore
addominale, distensione e/o gonfiore, dispnea, sanguinamento pelvico, cefalea o alterazioni della vista o dell’aspetto
dell’occhio. Dal momento che l’ILC può metastatizzare in siti non comuni, è importante che le pazienti con carcinoma
lobulare della mammella e i loro oncologi siano consapevoli di queste differenze e parlino dell’importanza di riconoscere
e segnalare altri possibili sintomi inerenti ai siti insoliti di metastasi.
5. Quale tipo di esame di diagnostica per immagini viene impiegato per l’individuazione dell’ILC metastatico?
Il tipo di esame e scansione di diagnostica per immagini impiegato per individuare l’ILC metastatico dipende dalla
posizione dei siti delle metastasi. Le opzioni di esami di diagnostica per immagini disponibili sono attualmente le
medesime di quelle utilizzate per il cancro del dotto mammario. Fra di esse si annoverano TC, scintigrafia ossea, PET con
FDG, PET con FES e RM. La scintigrafia ossea cerca prove di rimodellamento osseo, spesso sintomatico della presenza di
metastasi ossee. La PET con FDG si avvale della captazione metabolica del glucosio nel corpo ed è un metodo sensibile
per rilevare, stadiare e monitorare gli effetti della terapia. Tuttavia, potrebbe essere meno sensibile nel rilevare le lesioni
dell’ILC rispetto a quelle dell’IDC NST.70 La TC, la PET e/o la RM possono essere impiegate per identificare le lesioni a
carico del fegato. La RM può altresì essere utilizzata per visualizzare altre aree come il cervello alla ricerca di metastasi.

Un nuovo agente radiofarmaceutico, il fluoroestradiolo F18 (FES), ha come bersaglio il recettore degli estrogeni e può
essere utilizzato in alcuni casi per acquisire immagini del cancro della mammella ER+. Questo mezzo di contrasto è stato
approvato dalla FDA specificamente per gli esami di diagnostica per immagini del cancro della mammella recidivante o
metastatico. Le scansioni con FES si stanno dimostrando utili nella visualizzazione dei tumori lobulari in alcune parti del
corpo. Altri usi delle scansioni con FES sono oggetto di studi clinici.72 Al fine di garantire un esame con FES accurato, fra i
requisti potrebbe annoverarsi il non essere in terapia con fulvestrant o tamoxifene al momento della procedura. Difatti,
in caso contrario, il mezzo di contrasto FES sarebbe meno efficace nel rilevare le lesioni al fegato.73 Il ricorso alla RM
total body è oggetto di studi di ricerca in quanto potrebbe essere utile per la visualizzazione dell’ILC quando le
tradizionali procedure di diagnostica per immagini, ovverosia TC e PET con FDG, non si rivelano tali74
.
6. Qual è l’attuale standard terapeutico per il trattamento dell’ILC metastatico?
Al momento, l’ILC metastatico viene trattato allo stesso modo di altri tipi di cancro della mammella metastatico, ossia in
base al suo sottotipo. Nei Paesi in cui i farmaci antiestrogeni, le terapie mirate e la chemioterapia sono trattamenti
standard, le pazienti con cancro della mammella metastatico positivo ai recettori ormonali sono trattate allo stesso
modo indipendentemente dal fatto che abbiano l’IDC NST o l’ILC metastatico. In un numero limitato di studi è stato
dimostrato che gli inibitori delle CDK4/6 e un tipo di chemioterapia sono efficaci sia nell’ILC sia nell’IDC NST75, 76.
Analogamente, le pazienti con cancro della mammella metastatico HER2+ o triplo negativo sono trattate secondo le
linee guida terapeutiche indipendentemente dalla patologia ILC o IDC NST, ovverosia impiegando la terapia anti-HER2
e/o la chemioterapia. Nel 2020, l’American Society of Clinical Oncologists (ASCO) ha pubblicato un elenco delle tipologie
di trattamento disponibili per tutti i sottotipi di cancro della mammella metastatico.77 Questa risorsa online continua a
essere aggiornata in virtù dell’emergere dalla ricerca di novità in materia di opzioni di trattamento.

7. Il ricorso all’intervento chirurgico al tumore primario deve essere preso in considerazione per la malattia
metastatica di prima comparsa?
Il ricorso all’intervento chirurgico al tumore primario nella malattia metastatica di prima comparsa è una questione
dibattuta.78 Un ampio studio randomizzato condotto negli Stati Uniti ha stabilito che non vi era alcun beneficio in termini
di sopravvivenza complessiva nella rimozione del tumore primario. Tuttavia, la procedura si rivela utile per il controllo
locale delle complicanze del cancro, tra cui lesioni cutanee, infezioni e dolore, o nella prevenzione delle recidive tumorali
a carico del seno.79 Svariati altri studi retrospettivi a livello internazionale hanno dimostrato che potrebbe esserci un
miglioramento complessivo della sopravvivenza in pazienti selezionate, ad esempio, quelle con malattia oligometastatica
(massimo di cinque metastasi in un organo) solo a carico delle ossa80, 81
. Il ricorso alla chirurgia primaria nella malattiametastatica di prima comparsa è una decisione medica personale che dipende dall’interessata e dalle circostanze
specifiche. La decisione deve essere presa di concerto con l’équipe medica.

8. L’esecuzione delle procedure bioptiche è raccomandate nella malattia metastatica?
L’esecuzione delle procedure bioptiche è spesso raccomandata, ove possibile (ovverosia se il sito metastatico è
accessibile), per confermare la diagnosi di malattia metastatica a distanza. Le procedure bioptiche sono in grado di
stabilire se il cancro si è trasformato in un altro sottotipo (ad esempio, un tumore primario ER+ può metastatizzare in
tipo ER-), eventualità che può verificarsi in circa il 20% dei casi in ragione della resistenza al trattamento e concorrere a
determinare le opzioni terapeutiche future.65 La colonscopia e/o l’endoscopia potrebbero essere in grado identificare le
metastasi addominali o del colon se i sintomi risultano inspiegabili dai reperti degli esami di diagnostica per immagini. In
aggiunta, il prelievo di campioni di liquido cerebrospinale (LCS) o rachicentesi può essere particolarmente utile per
confermare una diagnosi di ILC metastatico o di malattia leptomeningea

.

9. I test genomici (mutazioni somatiche) sono utili nell’ILC metastatico?
Il test dei biomarcatori nel tessuto bioptico o in campioni ematici (analisi del sangue) può essere eseguito per
identificare le mutazioni genomiche nei tumori metastatici sia alla diagnosi iniziale sia alla progressione della malattia. La
maggior parte dei tumori ILC ospita una mutazione del gene CDH1 per la quale, al momento, non esiste un trattamento
mirato. Circa il 40% dei tumori lobulari ospita una mutazione della PI3 chinasi (PIK3CA) per la quale esiste un
trattamento mirato approvato, ossia alpelisib per le pazienti con neoplasia metastatica ER+. Circa il 5% dei tumori
lobulari presenta mutazioni a carico del gene HER2 (ERBB2) con ripercussioni sulla via di segnalazione di HER2.82
Neratinib (un farmaco approvato per il cancro della mammella HER2+) è oggetto di studio clinici in corso sul trattamento
della neoplasia al seno metastatica ER+, comprese le pazienti con ILC e mutazioni ERBB283, 84. Anche il test dei
biomarcatori potrebbe essere utile per determinare la resistenza agli antiestrogeni, ad esempio, attraverso
l’individuazione di mutazioni a carico di ESR1 (il gene che codifica l’ER)85 e altre mutazioni quali RB1 che potrebbero
essere causa di resistenza agli inibitori delle CDK4/6.86 In altri studi, le metastasi dell’ILC mostrano un punteggio di carico
mutazionale del tumore più elevato (tumor mutational burden, TMB) rispetto all’IDC NST. Si ritiene che ciò potrebbe
indurre lo sviluppo di ulteriori opzioni terapeutiche utilizzando gli inibitori dei checkpoint immunitari. Le pazienti con
malattia metastatica e un elevato carico mutazionale del tumore sono attualmente candidate al trattamento con
pembrolizumab, un inibitore dei checkpoint immunitari.
10. L’esecuzione di quali altri test viene presa in considerazione nell’ILC metastatico?
Il rilevamento della presenza dei marcatori tumorali nel sangue, quali CA15-3 o CA27-29, è talvolta utilizzato per
monitorare la progressione della malattia metastatica o la risposta alla terapia.

11. Vi sono studi clinici disponibili sull’ILC metastatico?
Sono disponibili molti studi clinici sia per le pazienti con cancro della mammella metastatico sia per quelle con cancro
della mammella ER+. Alcuni di questi studi possono includere, nell’analisi finale, coorti con malattia lobulare o
sottoinsiemi di pazienti con ILC. Vi sono solo pochi studi aventi specificamente come oggetto l’ILC metastatico.87 Sono
attualmente in corso alcuni studi sulla diagnostica per immagini che contemplano le pazienti con carcinoma lobulare
della mammella metastatico e studi europei che hanno specificamente come oggetto gli effetti del trattamento dell’ILC.
A tal proposito, si veda il sito web della LBCA per un elenco degli studi clinici sull’ILC in corso. Una delle sfide principali
nella valutazione dell’efficacia nell’ambito degli studi clinici che coinvolgono le pazienti con malattia lobulare
metastatica è rappresentato dal soddisfacimento dei criteri di risposta RECIST (criteri di valutazione della risposta nei
tumori solidi) previsto per la gran parte delle sperimentazioni.88 In ragione della sua conformazione diffusa, l’ILC
potrebbe non formare una massa misurabile e, dunque, monitorabile. Di conseguenza, le pazienti che ne sono affette
non sono idonee alla partecipazione in molti studi. In una recente relazione, è stato evidenziato che le pazienti con
carcinoma lobulare invasivo metastatico sono notevolmente sottorappresentate negli studi clinici sul cancro della
mammella.89 Una seconda sfida chiave nella conduzione di studi clinici che includono una coorte di ILC metastatico è la
percentuale inferiore di pazienti interessate rispetto a quelle con IDC. Di conseguenza, ai fini della collaborazione tra
istituti e studi multicentrici che includono coorti con malattia lobulare, è importante aumentare il numero delle pazienti
partecipanti che presentano tale neoplasia. L’arruolamento agli studi clinici può contribuire al progresso della ricerca e
ha dimostrato di avere come esito una sopravvivenza complessiva più lunga89
.

Domande frequenti o risorse supplementari
1. In che modo posso trovare gli studi clinici e di ricerca per ottenere informazioni sull’ILC?
Sono disponibili molti strumenti e collegamenti online per trovare studi clinici e di ricerca, quali, ad esempio, Clinical
Trials.gov, breastcancertrials.org* o metastatic trials tool*. La maggior parte degli studi clinici non è specifica sull’ILC ma
potrebbe includere una coorte di pazienti con carcinoma lobulare della mammella. Nel sito web della LBCA, sono
elencati alcuni studi specifici sull’ILC.

2. Ci sono medici specialisti del carcinoma lobulare della mammella a cui posso chiedere un consulto?
Sebbene alcuni oncologi conducano ricerche e studino l’ILC, non si considerano specialisti e attualmente non esiste una
specializzazione clinica sulla malattia lobulare. La LBCA inoltre non raccomanda specifiche figure mediche o specifici
presidi sanitari per il trattamento, indipendentemente dalla specializzazione. LBCA suggerisce che se non si viene già
trattate presso uno dei Centri oncologici statunitensi designati dal National Cancer Institute (NCI), si può scegliere tale
opzione o prendere in considerazione una seconda alternativa, se accessibile, presso uno dei suddetti centri. I suddetti
centri oncologici trattano volumi più elevati di pazienti, visitano un numero maggiore di pazienti con carcinoma lobulare
della mammella e fungono da centri per la ricerca e per l’impiego di trattamenti oncologici all’avanguardia.
3. Quando dovrei prendere in considerazione la richiesta di un secondo parere?
La richiesta di un secondo parere sono sempre un’alternativa e possono fornire rassicurazioni o delucidazioni in merito
alle informazioni sulla diagnosi e sul trattamento. L’eventualità e il momento in cui richiedere un secondo parere è una
decisione personale. Si può richiedere un secondo parere per consigli sul trattamento, per l’interpretazione radiologica e
per un consulto sulla patologia. Grazie ai recenti progressi nel settore della telemedicina, si può richiedere un secondo
parere virtualmente. Il National Cancer Institute fornisce indicazioni utili sul momento in cui prendere in considerazione
la possibilità di richiedere un secondo parere.
4. Dove posso reperire maggiori informazioni?
Per ulteriori informazioni e risorse, si invita a visitare il sito web della LBCA, disponibile all’indirizzo
lobularbreastcancer.org. Attraverso il nostro sito Web e i social media, offriamo una piattaforma per presentare e
disquisire sulle attuali ricerche e scoperte sull’ILC, webinar, video e blog su argomenti correlati all’ILC e formazione in
materia di patrocinio e una comunità online per le persone a cui è stata diagnosticata o che convivono con tale
neoplasia. In aggiunta, disponiamo di una raccolta degli attuali studi sul carcinoma lobulare della mammella,
identifichiamo gli studi clinici che arruolano pazienti con ILC e offriamo opportunità e strumenti per il patrocinio delle
pazienti con ILC grazie ai quali pazienti e assistenti possono scoprire come sostenere il progresso della ricerca,
sensibilizzare ed educare gli altri sull’ILC. A tale scopo, la LBCA offre un kit di strumenti per il patrocinio. La LBCA ha
anche una pagina Facebook e pubblica un notiziario mensile a cui è possibile iscriversi.
Nota: le presenti domande frequenti hanno uno scopo puramente informativo e divulgativo. Le informazioni
disponibili in queste pagine o i collegamenti non devono mai sostituire il parere medico professionale.

Lobular Breast Cancer Alliance (LBCA)

The translation of this document was supported by Seagen.
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Prenotazione visita senologica-Prof. Massimo Vergine

Prof. Massimo Vergine-Chirurgo senologo

Primario  Unità Operativa Complessa della Chirurgia della mammella del Policlinico Umberto I di Roma- Chirurgo Breast Unit

Principale area di interesse clinico è la diagnosi  diagnosi e trattamento chirurgico del tumore al seno con altre 30000 visite senologiche  e 4000 interventi chirurgici .

Ha acquisito una notevole esperienza nelle varie procedure chirurgiche , dalla quadrantectomia con incisioni minime alla mastectomia con risparmio di cute e capezzolo.

Membro della SIC ( Società Italiana di Chirurgia ) e dell’Anisc ( Associazione Nazionale Italiana Senologi Chirurghi)

Presidente di Filo Teso , associazione di donne operate per tumore al seno

Per appuntamento per visita senologica Policlinico Umberto I  tel. 06.49977800    tel. 339.6166430

o scrivere a  massimo.vergine@uniroma1.it           Visita il Lunedi ore 8-13

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Per appuntamenti  in intramoenia

Studio Artemisia Lab Lancisi– Via Giovanni Maria Lancisi 31-Roma -tel 0644088

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