Tumore alla mammella: come funziona il percorso diagnostico e chirurgico

Tumore alla mammella: il percorso nella Breast Unit

Quando si parla di tumore alla mammella, una delle domande più frequenti è: da dove si comincia e quali sono i passaggi fino all’intervento? La risposta breve è questa: il percorso parte dalla valutazione clinica e radiologica, passa attraverso la biopsia e la definizione istologica, prosegue con la discussione multidisciplinare in Breast Unit e arriva alla scelta del trattamento più adatto, che può includere chirurgia, radioterapia, terapia medica o una combinazione di queste opzioni.

Breast Unit- Prof. Massimo Vergine -chirurgo senologo Breast unit Policlinico Umberto I di Roma

1. Il primo passo: visita senologica ed esami di imaging

Il percorso diagnostico del tumore al seno inizia di solito da un sintomo, da un esame di screening mammografico oppure da un controllo specialistico. La fase iniziale comprende in genere visita senologica, mammografia e/o ecografia mammaria, a seconda dell’età, del tipo di seno, del sintomo e del contesto clinico. Lo scopo di questa fase è capire se l’alterazione osservata sia verosimilmente benigna oppure meriti un approfondimento istologico.

2. Quando serve la biopsia

Se l’imaging mostra una lesione sospetta, il passaggio successivo è la biopsia, cioè il prelievo di tessuto da analizzare al microscopio. La biopsia è fondamentale perché permette di capire se si tratta davvero di un tumore, e in caso affermativo consente di definire tipo istologico, grado e altri elementi biologici che saranno decisivi per scegliere la cura. Senza una diagnosi istologica completa, il percorso chirurgico non può essere davvero personalizzato.

3. Cosa si valuta nel referto istologico

Dopo la biopsia, il referto non dice solo se la lesione è maligna o no. Fornisce anche informazioni molto importanti, come:

  • se il tumore è in situ o invasivo;
  • il tipo di carcinoma;
  • il grado biologico;
  • la presenza dei recettori ormonali;
  • lo stato di HER2;
  • altri parametri che aiutano a prevedere il comportamento della malattia e a costruire il trattamento.
    Questi dati orientano sia la scelta chirurgica sia l’eventuale necessità di terapie sistemiche prima o dopo l’intervento.

4. Il ruolo della Breast Unit nel percorso di cura

Una volta ottenuta la diagnosi, il caso dovrebbe essere valutato in una Breast Unit, cioè in un centro multidisciplinare dedicato alla mammella. In una vera Breast Unit il percorso non viene deciso da un singolo medico isolato, ma da un’équipe che comprende almeno chirurgo senologo, radiologo, anatomo-patologo, oncologo medico e radioterapista, con riunioni multidisciplinari regolari. EUSOMA raccomanda che il centro tenga almeno una riunione settimanale multidisciplinare per discutere i casi diagnostici e preoperatori. Questo è importante perché il tumore della mammella richiede spesso decisioni coordinate tra più specialisti.

5. Prima della chirurgia servono sempre altri esami?

Non sempre gli stessi. Gli eventuali esami di approfondimento dipendono dal tipo di tumore, dallo stadio sospetto, dalla dimensione della lesione, dai linfonodi e dal quadro clinico complessivo. In alcune pazienti bastano visita, mammografia, ecografia e biopsia; in altre possono essere richiesti ulteriori esami per completare la stadiazione o definire meglio l’estensione della malattia. Il principio corretto non è “fare tutti gli esami possibili”, ma fare gli esami appropriati per quel caso specifico.

6. Quando si va subito a chirurgia e quando no

In molti tumori della mammella in stadio iniziale, il percorso inizia con la chirurgia. Tuttavia non sempre si opera subito. In alcuni casi, soprattutto quando il tumore è più grande o quando le sue caratteristiche biologiche lo suggeriscono, può essere proposta una terapia neoadiuvante, cioè un trattamento prima dell’intervento, per ridurre la malattia e rendere più adatta o meno estesa la chirurgia. Il National Cancer Institute riporta che nei tumori in stadio iniziale la chirurgia spesso è il primo passo, ma se il tumore è voluminoso possono essere usate chemioterapia o terapie mirate prima dell’intervento per ridurlo.

7. Come si sceglie il tipo di intervento

La scelta chirurgica non è uguale per tutte. Le opzioni principali sono:

  • chirurgia conservativa della mammella, come quadrantectomia o lumpectomia;
  • mastectomia, cioè asportazione dell’intera mammella;
  • eventuali tecniche di chirurgia oncoplastica o ricostruttiva, se indicate.

La decisione dipende da fattori precisi: dimensione del tumore, rapporto tra tumore e volume del seno, presenza di più focolai, possibilità di ottenere margini liberi, eventuale necessità di radioterapia, caratteristiche biologiche della malattia e preferenze della paziente. In molte pazienti la chirurgia conservativa seguita da radioterapia rappresenta una scelta sicura ed efficace; in altre la mastectomia è la soluzione più adatta.

8. Il linfonodo sentinella e la chirurgia dell’ascella

Nel percorso chirurgico del tumore della mammella, un capitolo importante riguarda i linfonodi ascellari. In molte situazioni si esegue la biopsia del linfonodo sentinella, cioè del primo linfonodo che raccoglie il drenaggio dalla zona del tumore. Questo passaggio aiuta a capire se la malattia ha raggiunto i linfonodi vicini e a definire meglio stadio e trattamento. Oggi la tendenza, quando possibile, è verso una chirurgia sempre più mirata e meno invasiva anche a livello ascellare.

9. Cosa succede dopo l’intervento

Dopo la chirurgia, il tessuto asportato viene analizzato in modo definitivo. Il referto operatorio e istologico conferma:

  • dimensioni reali del tumore;
  • margini chirurgici;
  • eventuale interessamento linfonodale;
  • caratteristiche biologiche già note o da completare.

Su questa base si decide se il percorso debba proseguire con radioterapia, ormonoterapia, chemioterapia, terapie mirate o controlli programmati. AIRC ricorda che nel tumore del seno il trattamento è spesso una combinazione di chirurgia e terapie complementari, costruite in base alle caratteristiche cliniche e biologiche della malattia.

10. Perché il percorso deve essere personalizzato

La stessa diagnosi generale di “tumore al seno” non significa affatto lo stesso percorso per tutte. Età, tipo istologico, recettori, HER2, stadio, volume del seno, desiderio di conservazione, necessità di radioterapia o terapia preoperatoria: tutto questo cambia la strategia. È proprio per questo che le fonti specialistiche insistono sulla qualità della Breast Unit e sul lavoro multidisciplinare: il trattamento giusto nasce dalla personalizzazione, non da schemi uguali per tutte.

11. Come funziona il percorso a Roma

Per chi cerca informazioni locali, il punto fondamentale è affidarsi a una Breast Unit a Roma o a un centro con percorso senologico strutturato, in cui diagnosi, chirurgia, oncologia, radioterapia e follow-up siano realmente coordinati. Questo aspetto conta molto non solo per la qualità clinica, ma anche per la chiarezza con cui la paziente viene accompagnata dalla diagnosi alla scelta dell’intervento e alle cure successive. È una mia inferenza pratica, coerente con il modello organizzativo richiesto ai centri specialistici europei dedicati alla mammella.

Come funziona il percorso diagnostico e chirurgico nel tumore della mammella?
In sintesi: visita senologica  ed esami, poi biopsia, quindi referto istologico, discussione in Breast Unit, scelta del trattamento e, quando indicato, intervento chirurgico seguito da eventuali terapie complementari. Ogni passaggio serve a evitare decisioni affrettate e a costruire una cura davvero personalizzata.

Se hai ricevuto una diagnosi di tumore alla mammella e vuoi capire meglio come funziona il percorso diagnostico e chirurgico, puoi richiedere una valutazione specialistica con il Prof. Massimo Vergine chirurgo nella Breast Unit del Policlinico Umberto I di Roma per chiarire referti, esami, opzioni chirurgiche e prossimi passi del tuo percorso di cura.

Prof. Massimo Vergine

Direttore Unità Operativa della Chirurgia della mammella , Policlinico Umberto I

Visita senologica a Roma

Prof. Massimo Vergine-Chirurgo senologo a Roma

Dove sono a Roma

📍  Breast Unit: Policlinico Umberto I  – Breast Unit

visita senologica tramite prenotazione Recup 06.9939 –

Il Prof. Vergine visita il lunedi mattina 8-13
📌 Indirizzo: Istituto EASTMAN  -Via Regina Elena 287 B- 00161 – Roma

Prenotazioni visita senologica INTRAMOENIA
Mater Dei General Hospital – Via Antonio Bertoloni 34- Roma
📞 Telefono: 06.83803 
🕒 Giorno: Giovedi ore 17-20
Clinica Villa Margherita – Via di Villa Massimo 48 – Roma
📞 Telefono: 06.862751 – 
🕒 Giorno: Lunedi ore 14,30-17

mail  massimo.vergine@uniroma1.it

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Prof. Massimo Vergine Chirurgo senologo a Roma- Miglior senologo in Italia

Il Prof. Massimo Vergine è un chirurgo senologo che opera a Roma presso il Policlinico Umberto I , dove dirige una Unità Operativa di Chirurgia della Mammella. La sua attività è dedicata alla senologia e alla chirurgia della mammella , con un approccio fondato su competenza clinica, rigore scientifico e attenzione alla persona.

Nel suo lavoro, il percorso di cura viene affrontato in modo multidisciplinare , con l’obiettivo di offrire alle pazienti una valutazione specialistica accurata e un trattamento chirurgico inserito in un contesto assistenziale completo.

Attività

  • Oltre 30.000 visite senologiche e 3.500 interventi di chirurgia oncologica della mammella
  • Direttore del Master universitario di II livello in Tecniche Avanzate in Chirurgia Oncologica della Mammella
  • Presidente dell’associazione no profit FILO TESO, dedicata alla prevenzione e al supporto delle donne operate di tumore al seno
  • Master in Management Sanitario e Direzione Sanitaria Aziendale conseguito nel 2024 presso l’Università Campus Bio-Medico
  • Autore del libro “Vivere dopo il tumore al seno” dedicato al percorso post-cura del tumore al seno
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